Proiezione e Conferenza al Monte Verità sul tema dei rifugiati

Venerdì 25 settembre e sabato 26 settembre abbiamo avuto l’opportunità di partecipare ad un evento organizzato dalla Fondazione Monte Verità. Il doppio evento ci ha permesso – nella prima esclusiva locarnese – di mostrare il film restaurato “L’ultima occasione” e di discutere di come il tema dei rifugiati sia cambiato nel contesto ticinese dal 1943 al 2020.

L’evento è stato inaugurato venerdì sera con la proiezione del film “The Last Chance”. Una versione restaurata dalla Cinémathèque Suisse di Losanna. Il film, al quale vi erano nonostante la situazione attuale una trentina di persone, è stato presentato da Raphael Rues. L’accento della breve presentazione era sui tre personaggi principali che hanno portato alla realizzazione del film: lo sceneggiatore Richard Schweizer, il regista Leopold Lindtberg e il produttore Lazar Wechsler.

Il film era stato girato nel Locarnese, in particolare le prime scene del film nella zona del delta del fiume Maggia ad Ascona. Sono riconoscibili le montagne del Gambarogno, il Monte Limidario ma ancora la montagna del Monte Borgna sopra Pino, che diventerà più tardi la diga del Lago Delio. Vi sono anche attori ticinesi, quasi tutte nella funzione di comparse. Fra gli attori svizzeri vi è Leopold Biberti, Asconese di adozione, a quel tempo domiciliato in Via Ferrera.

Il sabato mattina ci siamo ritrovati alle 11h00 per una tavola rotonda, dibattito animato dalla giornalista RSI Brigitte Schwarz. Sono intervenuti: Marino Viganò, Pietro Majno Hurst, e Raphael Rues. Un dibattito durato poco più di un ora. Nell’occasione abbiamo potuto ascoltare due significativi interventi trasmessi per video del novantenne Edoardo Sacchi, ex-partigiano e testimone di eccellenza dell’accoglienza ai rifugiati civili e partigiani durante il periodo 1943-1945. 

Anche per il dibattito vi erano nuovamente una trentina di persone. Molto piacere ci ha fatto soprattutto l’intervento nella parte finale di Carlo Bava, medico e musicista di Verbania. Il padre, allora giovanissimo, aveva attraversato la frontiera di Cannobio nel settembre 1944 per poi essere accolto come rifugiato in Svizzera. Una bellissima e dettagliata testimoninanza su un percorso arduo, occupato da ben tre corpi di guardie di confine differenti (GNR Milizia Confinaria, Zollgrenzschutz Tedesca e guardie di confine elvetiche).

Addendum 25.10.2020. È notizia di questi giorni la scomparsa di Edoardo Sacchi, il quale ci aveva appunto poche settimane fa rilasciato una preziosa video-testimonianza sul suo trascorso partigiano e l’entrata in Svizzera a seguito delle operazioni militari nazi-fasciste. Giungano alla famiglia di Edoardo Sacchi le nostre più sentite condoglianze.

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